Nella parte alta del Cuore di Gesù è rappresentata la Santissima Trinità, ormai non più sotto il simbolo delle tre rose, ma come già nel Cuore precedente come Padre - l’occhio – e Figlio – l’Agnello immolato – e lo Spirito Santo. Questo a dire che la relazione è giunta a un alto livello spirituale, così da essere non solo personale con ciascuno dei Tre, ma anche di profonda conoscenza di ciascuno di loro. Se il simbolo delle tre rose rappresentava l’accoglienza nella fede del Dio Uno e Trino, ora si esperisce il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. La fede era indispensabile ed è stata proprio questa a rendere possibile l’esperienza spirituale. La teologia intellettuale permette di riflettere e comprendere l’esperienza spirituale: ne nasce la teologia sapienziale. Per questo motivo la persona che prega comprende se è nella relazione con il Padre, o con il Figlio, o con lo Spirito, o con tutti e Tre e chi opera dentro di lei, cosa opera, dove la conduce. Una fede illuminata e consapevole dunque: questo ci testimoniano d’altro canto i maestri e i dottori spirituali della bimillenaria storia della Chiesa d’Oriente e d’Occidente. 

Nella parte bassa del Cuore di Gesù è rappresentato un arco sotto il quale vi sono i simboli della passione di Gesù, che compaiono anche all’interno del cuore sulla sinistra, che è il cuore di chi compie il cammino spirituale. Vi sono poi le catene d’oro che legano questo piccolo cuore alle Persone della Santissima Trinità in relazione d’amore. 

Nutrimento in questa fase del cammino è la meditazione della passione di Gesù non per pietismo, non per suscitare in sé una commozione emotiva, non per sterile devozione, ma per restare nella questione cruciale di ogni vita: il dolore.

C’è una dose di sofferenza che ci procuriamo da noi stessi.

Abbiamo tutti dei limiti psicologici: la differenza sta tra chi sceglie di prendersi in mano, iniziando un cammino di guarigione e di gestone matura di se stesso, e chi si rifiuta di crescere verso l’età adulta.

Subiamo tutti la seduzione dei vizi capitali: la differenza sta tra chi sceglie il combattimento spirituale e chi invece il degrado morale ed etico.

Questo disordine personale però genera sofferenza negli altri: è faticoso vivere accanto a persone permalose, a persone pettegole, a persone che mormorano, a persone che hanno sempre da ridire, a persone che danno sempre la colpa agli altri, a persone che non sanno vedere il bello e il buono, a persone che non ringraziano mai, a persone superficiali, a persone sempre in ansia per ogni cosa, a persone che non sanno assumersi responsabilità, a persone logorroiche, a persone che preferiscono rimanere immature.

Esiste però una terza sofferenza che non è generata dalla miseria personale o di chi ci vive accanto. 

La Scrittura dice che “la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono” (cfr. Sap 2).

E’ esattamente qui che la meditazione sulla passione di Gesù è chiave di volta. Se non possiamo alcunché per risolvere la sofferenza, possiamo però scegliere come starci dentro! La passione di Gesù evidenzia almeno tre cose:

  •     Ogni dolore è abitato da Lui
  •   Gesù è passato per il dolore estremo, la morte, ma è risorto: l’ultima parola è dunque non solo la vita, ma la vita da risorti
  •     Nell’attesa della nostra morte e della nostra risurrezione in Lui, possiamo fare delle piccole morti delle occasioni di risurrezione, di crescita spirituale

Molto dunque possiamo e dobbiamo fare per eliminare la sofferenza.

Per le prime due tutto è nelle nostre mani. Dio ci ha già dato gli strumenti per discernere, lottare e vincere.

Per la terza partecipiamo della sua vittoria, vivendo nel già e nel non ancora: Gesù ha già compiuto ogni cosa, nel tempo ognuno cammina verso tale pienezza.

 

Ultimi elementi da prendere in considerazione in questo disegno sono i grappoli ubertosi di uva che fanno da cornice ai due cuori. Essi rappresentano le virtù del cuore di chi cammina nella vita spirituale. Se infatti il cammino è personale, i frutti sono a vantaggio di tutti. 

Stare accanto a persone psicologicamente e spiritualmente mature è bello. La stessa persona matura è pacificata. Proprio perché tale, è animata da autentico ardore missionario: condividere con tutti gli strumenti utili per la guarigione psicologica e la crescita umana, le armi per il combattimento spirituale, l’annuncio di Gesù morto e risorto (le tre sofferenze). Vive però anche la carità dell’intercessione e della riparazione. Se la Trinità è comunione, se il cammino spirituale è entrare nella vita dei Tre, per il principio stesso della comunione di condivide la vita divina, ci si unisce alla riparazione dell’unico Riparatore che è Gesù, ci si unisce all’unico Intercessore che è lo Spirito Santo.