NICEFORO l'esicasta

Un secondo autore da prendere in considerazione è Niceforo l’Esicasta (altre volte indicato come Niceforo Monaco o Niceforo Athonita). Il suo testo porta il titolo, nella Filocalia, di “Discorso sulla sobrietà e la custodia del cuore pieno di notevole utilità”. Esso si apre con un invito a ritornare alla vita interiore per poter godere della familiarità con Dio:

 

Dunque, ritiratevi, o per parlare con maggiore verità, ritorniamo in noi stessi, fratelli, respingendo con orrore, una volta per tutte, il consiglio del serpente e il commercio con gli esseri che strisciano per terra. Perché non è possibile per noi la riconciliazione con Dio e la familiarità con lui, se prima non ritorniamo in noi stessi, per quanto è possibile, Infatti è assurdo che, mentre ci separiamo dalla consuetudine col mondo e dalla vana preoccupazione, restiamo non riconciliati, rispetto al regno dei cieli che è dentro di noi[1].

 

Segue poi un florilegio patristico relativo all’attenzione e alla custodia del cuore: Antonio, Teodosio il Cenobiarca, Arsenio, Paolo di Latro, Saba, Agatone, Marco, Giovanni Climaco, Isaia, Macario il Grande, Diadoco, Isacco il Siro, Carpazio e Simeone il Teologo. La meta è sperimentare l’apàtheia e giungere alla visione di Dio, attraverso quella praktiké che è la custodia dello spirito. Egli poi presenta la tecnica psico-fisica, in modo particolare il respiro che fa scendere l’intelletto nel cuore:

 

Tu, dunque, siediti, raccogli l’intelletto e introducilo, l'intelletto, per la via delle narici, per cui entra il respiro nel cuore, e spingilo e costringilo a scendere insieme con l’aria che viene inspirata nel cuore. Quando sarà giunto là non seguirà più nulla che sia privo di gioia e di grazia, ma come un uomo che è stato lontano dalla propria casa, quando ritorna è pieno di gioia perché ha ottenuto di incontrare i figli e la moglie; cosi l'intelletto, dopo che si è unito all'anima, è pieno di piacere e di allegrezza indicibili. Dunque, fratello, abitua l'intelletto a non uscire di là troppo presto; sul principio, infatti, sarà piuttosto svogliato perché là si trova rinchiuso e allo stretto, ma quando si sarà abituato non si adatterà più alle relazioni esterne, poiché il regno dei cieli è dentro di noi. Chi là lo considera e lo cerca mediante la preghiera pura, giudica tutte le cose esterne odiose e detestabili. Se dunque, fin dal principio, come si è detto, entri attraverso l'intelletto nel luogo del cuore che ti ho mostrato, siano rese grazie a Dio. E tu glorificalo, esulta e sii sempre occupato in questa attività, ed essa ti insegnerà ciò che non sai. Ma bisogna che tu impari anche questo, che appena il tuo intelletto ha raggiunto quel luogo, da quel momento tu non devi tacere e stare inattivo, ma avere come opera e invocazione incessante, la preghiera: Signore Gesù Cristo Figlio di Dio, pietà di me. E l'intelletto non avrà mai più riposo da ciò, perché quando questa invocazione tiene l'intelletto saldo, senza distrazione, lo mostra inaccessibile e intoccabile agli assalti del nemico e lo innalza ogni giorno alla carità e al desiderio di Dio. Ma se per essere molto affaticato, fratello, non puoi entrare nelle parti del cuore come i abbiamo spiegato, fa' quel che ti dico e con l'aiuto di Dio troverai ciò che cerchi. Tu sai che la potenza razionale di ogni uomo sta nel petto, poiché quando taciamo con le labbra è là dentro il petto che parliamo, deliberiamo, ordiniamo le preghiere, i salmi e altre cose. Dunque, dà a questa potenza razionale, dopo aver tolto da essa ogni pensiero - e puoi se vuoi - la preghiera: Signore Gesù Cristo Figlio di Dio, pieta di me, e forzati a gridarla sempre dentro di te invece di altri pensieri. Quando l'avrai trattenuta per un certo tempo, ti si aprirà, per essa, anche l'entrata del cuore, come ti abbiamo scritto, fuori di ogni ambiguità. Anche noi lo sappiamo per esperienza. E insieme con una fervida preghiera piena di desiderio, verrà a te anche tutto il coro delle virtù: castità, gioia, pace, ecc., per le quali sarai esaudito in ogni tua richiesta in Cristo Gesù Signore nostro. Con lui, al Padre insieme allo Spirito santo, gloria, potenza, onore adorazione, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen[2].

 

Prima di iniziare a utilizzare questo metodo però Niceforo raccomanda di cercare una guida esperta. Interessante poi la sottolineatura che il metodo non opera da sé: è necessario che sia abbinato alla ripetizione del Nome di Gesù, perché è questa l’arma contro i demoni e lo strumento per elevarsi a Dio; anche il metodo in sé risultasse fallimentare, è sempre in Nome di Gesù a custodire il cuore, mai il solo metodo senza il Nome. Questo è di fondamentale importanza perché significa che anche per Niceforo, come per tutti gli esicasti del resto, le tecniche psico-fisiche sono solo un possibile metodo coadiuvante nella preghiera, ma non sono certamente né l’essenza né lo scopo. Una seconda interessante puntualizzazione di Niceforo è che a Gesù tutto deve essere sottomesso: non solo i pensieri, ma anche i sentimenti, i desideri e tutto ciò che abita nella più profonda interiorità dell’uomo. In altri termini: è l’uomo tutto intero che di sottomette a Cristo, Dio incarnato. Il che pone la preghiera esicasta, con eventualmente anche le tecniche psico-fisiche, sempre accanto alla imprescindibile vita sacramentale e mai separata da una teologia della grazia. 

 


[1] Filocalia vol. 3, Torino, Gribaudi, 1985, 515-516.

[2] Ibid., 525-527.