BEATO QUEL CORPO CHE PER L’ANIMA LAVORA

 

“Il digiuno ti cambia la vita”

 

«La “pulsione orale”, che ci spinge a divorare cose, persone, esperienze, è il grande antagonista della nascita e del nuovo sviluppo», scrive Claudio Risé riflettendo sulla Crisi del dono. Parole che ben si possono applicare alla pratica spirituale, memori del rilievo che all’oralità danno le prime pagine della Bibbia. A questo si ispirano le Settimane di digiuno e meditazione sotto la guida di Fabio Giambarini, in qualità di naturopata e insegnante yoga, e di padre Antonio Gentili per l’animazione spirituale, che si tengono nel Convento dei padri Barnabiti a Campello sul Clitunno (PG). Si tratta di un’esperienza che non ammette confronti con altre sia pure lodevoli e vantaggiose, dal momento che unisce corpo e mente, materia e spirito chiamati a operare in mirabile sinergia. Ma la cosa migliore è dare la parola a chi se ne è fatto carico. «È stata una prova difficile, con momenti di sconforto: il traguardo mi sembrava sempre molto lontano. Sono emerse irritabilità, impazienza, ma mai ho avuto il pensiero di mollare. Ho imparato a chiedere aiuto quando mi sembrava di non farcela e mi meravigliavo della forza che mi arrivava. Ho imparato ad affidarmi e ad abbandonarmi ... Ho sentito l’importanza di lasciar andare le cose vecchie, di attribuire il giusto valore alle cose, di stare nel presente. Il quarto giorno, durante la messa serale, dopo l’unzione e l’eucaristia ho cominciato a piangere, tutto si scioglieva e ho sentito la purificazione del cuore. In quel momento ho capito il motivo per cui mi trovavo qui: seguire la via del cuore». Un’altra dei partecipanti annota: «Finalmente ho scoperto che non siamo solo materia, anche se il mio cammino sarà lungo e faticoso: ora sono consapevole di che cosa devo cercare». E un terzo fissa in questi termini l’esperienza compiuta: «Spogliamento interiore + abbandono al Padre + una preghiera del cuore, profonda, nella pace e nella gioia». 

Riportare tutte le testimonianza sarebbe cosa lunga, per cui limitiamoci a offrirne una rapidissima sintesi. I motivi che spingono a intraprendere una simile esperienza sono molteplici: l’esigenza di purificare e disintossicare il proprio corpo e quindi entrare in profondità nel proprio spirito, la ricerca di un nuovo equilibrio, di un benessere fisico non meno che spirituale, un’ulteriore conoscenza di sé e un’ulteriore crescita sotto ogni profilo. I vantaggi che derivano di una pratica definita da uno dei partecipanti ‘‘medicina introspettiva”, sono stati espressi in termini lusinghieri, oltre all’accettazione della dimensione corporea e conseguente diverso rapporto con il cibo: reintegrare in un incontro fecondo fisicità e spiritualità, acquisire una visione più ricca della vita, riconoscersi dimora divina e scoprire in sé un “luogo” dove parlare con Dio. Né si fermano qui le attestazione sui benefici dell’abbinamento digiuno-meditazione. C’è chi nota modificazioni nei circuiti viziosi della mente, chi un maggiore equilibrio psicologico che si risolve in un corretto rapporto con gli alimenti, chi ritiene di aver raggiunto maggiore padronanza dei propri istinti con conseguente diminuzione di ansia: «sottrarsi alla schiavitù dei sensi ti rende un canale libero attraverso cui Dio agisce». 

Se alla disciplina dell’oralità in entrata (assunzione di cibi e bevande) si aggiunge quella dell’oralità in uscita (il silenzio) - come è di rigore in queste Settimane: «una volta entrati nel silenzio cambia tutto» -, il risultato non può che essere ottimale. Si scoprono «nuovi orizzonti», ci si sente rinati, si ottiene un’energia straordinaria e, rendendoci abituale simile pratica, si prevengono non poche malattie, si consegue una migliore gestione delle proprie emozioni. Insomma, i “digiunanti” son concordi nel affermare di aver colto «una grande completezza» nell’esperienza compiuta. «Ho trovato quello che cercavo», sostengono alcuni, e altri: «Ho ricevuto più di quello che mi aspettavo. È stato magnifico: ho ritrovato la lucidità mentale che stavo perdendo; ho ricevuto una potente ricarica fisica, psichica e soprattutto spirituale. Ne è valsa la pena!». 

 

 

Un po’ di teoria per motivare la pratica

 

1. Tre bisogni fondamentali. Il digiuno interferisce con un bisogno primario, quello del cibo (bisogno dell’avere), e nel contempo offre l’opportunità di interrogarci sugli altri due bisogni fondamentali: il bisogno affettivo (valere) e il bisogno di affermazione (potere). Di fronte a questi bisogni, l’uomo si trova in una situazione di prova: deve scegliere come gestirli, e poiché essi si prestano a esiti positivi o negativi, in quest’ultimo senso il termine prova indica anche “tentazione

 

Possiamo approfondire quest’aspetto dell’esperienza umana sulla scorta di una triplice serie di testi biblici che risultano particolarmente illuminanti.

 

Prova/tentazione originaria: Genesi 3,6. “Vide che l’albero era buono da mangiare (Avere), gradevole agli occhi (Valere) me desiderabile per acquistare saggezza (Potere)”.

 

In Cristo rivive la prova originaria e le prove attraversate da Israele: Matteo 4,1-10. “Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane (Avere); Se sei Figlio di Dio, gèttati giù… gli angeli ti porteranno sulle loro mani (Valere); Gli mostrò tutti i regni: tutte queste cose io ti darò, se mi adorerai” (Potere).

 

Dio mette alla prova il suo popolo durante i 40 anni nel deserto (Dt 8,2). Collegare le risposte di Gesù agli episodi del’Antico Testamento:

Avere: Dt 8,3: Non di solo pane… Cf Es 16 (la manna).

Valere: Sal 91,11: Ai suoi angeli darà ordini…  Cf Es 17,1-7 (“Il Signore  in mezzo a noi, sì o no?”).

Potere: Dt 6,13: Adora il Signor tuo Dio… Cf Es 23,23-33 (“Non  ti prostrerai davanti agli dèi pagani”).

 

Cristo ha subito la prova. Cf Lc 22,28: “Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove”; “È stato messo alla prova” …  “in ogni cosa come noi”, Eb 2,18; 4,15.

 

Maria annuncia il superamento della prova/tentazione: Luca 1,51-53 (il Magnifica). “Ha rimandato i ricchi a mani vuote (Avere); Ha disperso i superbi nei pensieri del 

loro cuore (Valere); Ha rovesciato i potenti dai troni (Potere)”.

 

2. Bisogno primario e bisogno secondario. Il bisogno alimentare che presiede alla propria conservazione ed è considerato primario, riveste un carattere individuale e gli fa da corrispettivo il bisogno sessuale, finalizzato alla conservazione della specie, che viene detto secondario e il cui soddisfacimento è lasciato alla discrezione umana. Significativo il fatto che per entrambi si usa il verbo consumare. 

 

3. Digiuno e castità. Il pensiero tradizionale ravvisa un collegamento diretto tra i due bisogni, così che la sobrietà a cui educa il digiuno trova il suo corrispettivo nella disciplina armoniosa della sessualità, disciplina che viene indicata con il nome di castità. Gandhi considerava la castità, secondo la tradizione indù, come vivere nell’ordine di Brahman (Dio), da cui “brahmacharya”; per poi affermare che non si dà brahmacharya se non attraverso un rigoroso controllo del palato”. Significativo il fatto che, in merito a questi due bisogni la Regola di san Benedetto parla di “amare”. Al monaco è chiesto di amare il digiuno (“ieiunium amare”) e di amare la castità (“castitatem amare”). Digiuno e castità indicano la necessaria disciplina che dona al corpo e ai sensi armonia, bellezza, misura, efficienza e di conseguenza apre all’esperienza spirituale. Evidentemente sia il digiuno che la castità saranno attuati in considerazione delle proprie scelte di vita e delle esigenze che via via emergono attraverso le diverse stagioni dell’esistenza umana. 

 

4. Vivere nell’ordine del cuore. Vale la pena ricordare a questo punto alcune definizioni di castità che ci consentono di averne la giusta visione. Per frate Elia di Assisi, il successore di san Francesco, si tratta di “tenere i sensi aperti alla grazia” e per papa Giovanni Paolo II di “vivere nell’ordine del cuore” (quel cuore che anche sotto il profilo anatomico è punto di incontro tra la mente e l’impulso sessuale): dai sensi al cuore e dal cuore alla dimensione spirituale. Il digiuno corporale, a detta dei Padri, è a sua volta finalizzato al conseguimento della “castità”, secondo l’insegnamento di Gregorio Magno: «Probatio vere abstinentiae non est in attenuatione corporis, sed in perfectione castitatis: La prova di un’autentica astinenza non consiste nella privazione corporale, ma nella perfezione della castità», che va intesa nel significa sopra illustrato (Gregorio Magno, In I Regum, 5,1,13). Digiuno e castità operano, secondo tempi e modalità diversi, nello stesso ordine.

 

5. Processi di purificazione. L’esperienza ci insegna che l’uomo vive non soltanto nell’equilibrato soddisfacimento dei propri bisogni, primari o secondari che siano, ma anche in virtù di costanti processi di purificazione della propria persona. Si pensi alla primaria funzione purificatrice che disimpegna il respiro. Si potrebbe aggiungere il riferimento ai reni, che filtrano mediamente 140-180 litri di sangue al giorno, così che esso viene fatto passare di media da 20 a 25 volte attraverso di essi. 

 

6. Digiuno e meditazione. Quando poi il digiuno è accompagnato dalla meditazione, si verifica un vero e proprio spostamento dall’e-sistere (dimensione estro-versa della vita) all’essere (dimensione intro-versa). Entrambi sono una resa dell’io, resa che dalla sfera fisica raggiunge quella psichica e spirituale (intendendo per spirituale l’aspetto mentale e volitivo caratteristico della persona umana), e di qui si apre sul mondo divino. «Questa resa dell’io permette alla persona di rivolgersi all’interno, di sentire la voce di Dio» (Lowen, La spiritualità del corpo, Astrolabio). In quest’ottica, la pratica digiuno-meditazione costituisce non soltanto una via straordinaria di rientro in se stessi, ma anche di apertura a Dio… Dal momento poi che “il corpo è la storia dell’anima”, il digiuno-meditazione favorisce la presa di coscienza del proprio vissuto e ne accresce la capacità di lettura. 

 

 

Vai e fa’ lo stesso: la forza della testimonianza

 

Facciamo seguire a grappolo altre testimonianze che mettono in risalto sia l’incidenza del digiuno sia l’impatto con la meditazione, praticati l’uno e l’altra in un ambiente impregnato di silenzio e che per più di uno dei partecipanti hanno costituito “una sorpresa”.

 

La meditazione silenziosa pulisce: il cuore è più attivo e a volte riesce a rendere presenti a se stessi e a Dio

Emozioni e intuizioni: tutto viene ampliato

L’attenzione alla gestualità costituisce uno strumento per entrare in una dimensione meditativa e spirituale

Un vero balsamo unire yoga a meditazione 

La solidarietà del gruppo è un indispensabile sostegno

Respiravo in ciascuno dei partecipanti quello che mi mancava 

 

Mi è venuta più voglia di prendermi cura di me stesso

Mi sono avvicinato a me stesso 

Ho preso atto dei limiti della mia fragilità senza vergogna

Ho avvertito il bisogno di ripartire dalla semplicità 

Vivere il presente, tornare all’essenziale, fare a meno di tutto: ho scoperto una via più aperta di comunicazione con me stesso: stare nell’adesso 

Ho avvertito di essere molto provato nel corpo e nello spirito 

Mi sono sentita sostenuta nel “parto” di me stessa

Costituisce uno specchio dell’anima 

Rappresenta un eccellente esercizio di volontà: disciplina mente e sensibilità

Si acquisisce consapevolezza dei propri limiti

Ci si sintonizza; il cervello acquista chiarezza: una sferzata di riequilibrio 

Si è verificato uno spostamento di energia dai centri bassi a quelli alti 

Dare sistematicità alla vita spirituale ti ammazza, ma ti apre la mente e il cuore

Non si ha più bisogno di dibattiti

Ho sentito il peso della parola 

 

Nulla risulta impossibile se ci affidiamo completamente a Dio

Ho vissuto un senso di abbandono mai provato 

Suscita disponibilità a un cambiamento che si avverte profondamente dentro di sé

Ridesta un senso di pace, di tranquillità, di serenità

Suppongo che il paradiso sia qualcosa di simile

 

Padre Antonio Gentili, barnabita